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I BUONI LAVORO

FACT SHEET n.4 - Marzo 2017 - A cura di Marta Fana, IEP Sciences Po Parigi

L’esplosione dei buoni lavoro (o voucher) si è concretizzata nella vendita di oltre 133 milioni di ticket nel solo 2016. La distribuzione settoriale comprende tutti i comparti economici, mostrando una concentrazione nei settori del turismo, della ristorazione e più in generale dei servizi. Residuali sono invece i voucher usati nei settori per cui il lavoro accessorio era stato in origine disciplinato: lavori domestici e agricoltura. Sempre più frequente è invece l’uso da parte delle amministrazioni pubbliche che si caratterizzano, in alcuni casi, fra i committenti che utilizzano più intensivamente (numero di voucher per singolo lavoratore) i voucher, come risulta dalla lista di fonte Inps diffusa dalla Cgil. Lo stesso vale per le associazioni, le cooperative e le fondazioni le quali, insieme alla PA, non sono soggette al vincolo sulla cosiddetta monocommittenza, relativo all’importo erogato come voucher in un singolo anno allo stesso lavoratore (2.000 euro annui). Le attività svolte riguardano sia la gestione degli spazi pubblici (giardinaggio, pulizia, manutenzione), sia i servizi alla persona, attività un tempo considerate un compito fondamentale delle amministrazioni e degli enti not for profit e che mai si sarebbe, dunque, pensato di svolgere attraverso forme di lavoro accessorio.

Dal recente WorkINPS Paper (INPS, 2016) emergono ulteriori dettagli su chi sono oggi i prestatori di lavoro accessorio. I pensionati che svolgono attività retribuite con i voucher sono diminuiti sensibilmente rispetto al totale dei lavoratori coinvolti, mentre le quote relative dei lavoratori attivi (occupati o beneficiari di sussidi di disoccupazione) e dei “silenti” (prestatori di lavoro accessorio senza un’attività lavorativa di altro tipo registrata dall’Inps nell’anno di riferimento) sono notevolmente aumentate nel tempo.

 

Figura 1. Distribuzione prestatori di lavoro accessorio secondo la condizione occupazionale

 Fonte: INPS, 2016

 

Tabella 1. Prestatori di lavoro accessorio attivi per classe di giornate lavorate: approfondimento sui dipendenti privati

 

Tempo pieno

 

Tempo parziale

 

Classe giornate lavorate

TI

TD

Stagionali

 

TI

TD

Stagionali

Totale complessivo

 

 

 

 

 

 

 

 

1-26

3%

6%

1%

 

3%

5%

1%

19%

53-156

7%

9%

2%

 

9%

10%

2%

38%

157-286

6%

3%

0%

 

8%

4%

0%

23%

287-312

10%

1%

0%

 

8%

1%

0%

20%

Totale

26%

19%

3%

 

28%

20%

3%

100%

Fonte: INPS, 2016

 

 

Data la prevalenza di lavoratori e percettori di indennità tra i prestatori di lavoro accessorio, è utile capire in che misura la normativa sui voucher incide sulla loro condizione previdenziale. Essendo i voucher gravati di un’aliquota previdenziale ridotta (il 13%), e essendo la retribuzione percepita tramite voucher generalmente molto contenuta, in media l’accumulazione contributiva risulta molto limitata, e questo incide anche sul periodo di accreditamento utile ai fini dell’anzianità lavorativa (che, nel sistema contributivo, dipende dall’ammontare dei contributi versati). Solo il 13% dei lavoratori (177.000) raggiunge, infatti, un ammontare di contributi versati nell’anno sufficiente a vedersi accreditare un’anzianità contributiva pari ad almeno un mese. Se l’aliquota previdenziale applicata sui voucher fosse equiparata a quella prevista per i lavoratori dipendenti (33%), e la maggior aliquota non venisse traslata in minori importi netti, la quota di lavoratori che riuscirebbero a vedersi accreditato almeno un mese di contribuzione salirebbe al 33% (462.201 individui).

 

Per saperne di più:

INPS, Il Lavoro accessorio dal 2008 al 2015. Profili dei lavoratori e dei committenti, WorkINPS papers, numero 2, settembre 2016.

 

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