Dialoghi e percorsi per promuovere una crescita equa e sostenibile

Incubatore Coeso

Per parlare di coesione sociale siamo partiti dalle storie, realizzando una mappatura di buone pratiche, progetti, realtà nati dal basso o dalle istituzioni che raccontano, a volte meglio dei numeri, cosa significa fare coesione sociale in Italia. Abbiamo provato a raccontarle, attraverso interviste, articoli, video e immagini. La sezione è in continuo aggiornamento.

Vitematta – l’agricoltura sociale che trasforma il territorio

Vitematta – l’agricoltura sociale che trasforma il territorio

In un terreno di undici ettari confiscato alla camorra la Cooperativa Sociale Eureka ha fondato la Cantina Sociale Vitematta dove persone con disabilità psichiche producono "l'Asprino".

La cantina sociale Vitematta, fondata dalla Cooperativa Sociale Eureka Onlus, nasce in provincia di Caserta, in un terreno tra Casal di Principe e Santa Maria la Fossa confiscato alla camorra. Ad occuparsi della produzione dell’Asprino, che a luglio è stato aggiunto nell’annuario dei migliori vini del 2018, sono principalmente persone con disabilità psichiche. La mission della cooperativa è infatti quella di contribuire all’emancipazione sociale e lavorativa del territorio attraverso la cura e l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati, nel settore dell’agricoltura e della vinificazione.

Ogni anno Vitematta produce 13mila bottiglie di vino. Vincenzo Letizia, responsabile del progetto, ha dichiarato che far lavorare i suoi ragazzi a contatto con la natura è la migliore medicina e che l’utilizzo dei farmaci, da quando il progetto è partito, è notevolmente diminuito.

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Murales senza frontiere

Murales senza frontiere

I murales dei bambini che abbattono le frontiere e colorano un mondo migliore
Murales Senza Frontiere è un progetto di promozione sociale che ha come obiettivo realizzare laboratori d’arte in contesti di disagio urbano, ispirandosi a simboli di pace, tolleranza e rispetto dei diritti umani e scegliendo la creatività come mezzo educativo quotidiano per lo scambio comunicativo.

Murales Senza Frontiere è un progetto di promozione sociale promosso dall’organizzazione turca no profit “Her Yerde Sanat” in collaborazione con l’associazione italiana “Circo all’inCirca” di Udine, presente da diverso tempo nel Kurdistan Turco.

L’obiettivo è quello di realizzare laboratori d’arte in contesti di disagio urbano, ispirandosi a simboli di pace, tolleranza e rispetto dei diritti umani e scegliendo la creatività “come mezzo educativo quotidiano per lo scambio comunicativo”.
L’idea, spiegano i responsabili, si basa sul tentativo di “combattere l’esclusione sociale divenuta un fenomeno sempre più insostenibile soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, proponendo diverse attività manuali atte a rivitalizzare gli stimoli comunicativi personali e collettivi”. La realizzazione di un’opera d’arte “pubblica” ha il merito di mettere “tutti nelle condizioni di agire concretamente sul proprio contesto quotidiano facendo acquisire ai giovani e alla popolazione della città una rinnovata consapevolezza delle proprie capacità, smorzando così la mancanza di fiducia in sé e nelle potenzialità del proprio territorio”.

Il progetto è partito in Turchia nel biennio 2014/2015: più di 100 bambini siriani, turchi e kurdi, delle scuole elementari di Mardin hanno partecipato ai laboratori di pittura su pannelli scenografici e alla decorazione di un murales collettivo lungo 50 metri. I disegni realizzati sono stati utilizzati come bozzetti per la composizione del dipinto finale patrocinato dal Museo Archeologico e dalla municipalità di Mardin.
La collaborazione con l’Italia è partita nel 2016, quando è stata coinvolta la scuola primaria Alberto Azzolini di Mirano (Venezia) con lo scopo di sensibilizzare i più piccoli sul tema dei confini: 121 bambini, seguiti dagli artisti David Romanello e Olivera Indjic, hanno decorato 160 metri quadrati di superficie del giardino esterno della scuola.

Il prossimo laboratorio di arte sociale si svolgerà in Nepal presso la Steiner Academy di Kathmandu in collaborazione con Green Farm Movement di Bologna. Quest’ultima sta raccogliendo partecipanti al fine di finanziarne la realizzazione secondo una formula di turismo sostenibile, proponendo un programma multidisciplinare diretto agli alunni e ai viaggiatori, interessati a vivere un’esperienza di arte sociale congiunta.

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Allattami – La banca del latte umano donato

Allattami – La banca del latte umano donato

Di mamma ce n'è una sola. Ma alle volte ne servono di più.
ALLATTAMI è una banca del latte umano donato. L'obiettivo è di fornire latte umano a neonati critici, soprattutto prematuri, qualora la madre non ne abbia a sufficienza.

Il progetto “ALLATTAMI – La Banca del Latte Umano Donato”, nato dalla collaborazione tra il Policlinico di Sant’Orsola e Granarolo, è un’iniziativa senza scopro di lucro che ha l’obiettivo di fornire a neonati critici, soprattutto prematuri, la possibilità di usufruire del latte umano, qualora la loro madre non ne abbia a sufficienza; la scienza ha dimostrato infatti che il latte umano aumenta le possibilità di sopravvivenza dei neonati prematuri e ne favorisce l’accrescimento e lo sviluppo.

Ogni anno a Bologna nascono più di 100 bambini con un peso alla nascita inferiore al chilo e mezzo. La sfida che si è posta ALLATTAMI è quella di raccogliere almeno 600 litri di latte umano l’anno da somministrare ai neonati ricoverati nelle terapie intensive neonatali del Policlinico di Sant’Orsola e dell’Ospedale Maggiore.

Tutto il processo è seguito da ALLATTAMI che seleziona le mamme donatrici, ritira il loro latte direttamente a casa, lo pastorizza e conserva in condizioni di massima sicurezza e lo fornisce agli ospedali cittadini.

Scopri di più sul progetto.

 

Obdachlosen – Uni Berlin

Obdachlosen – Uni Berlin

L’Università per i senzatetto che crea cultura e facilita l’inclusione
"A molti dei senzatetto che incontriamo per le strade delle nostre città la carità non basta, spesso si tratta di persone che vogliono essere messe in discussione ed imparare. Non sono stupidi, hanno molto da offrire".

 La Obdachlosen-Uni Berlin è nata a Berlino nel 2012. L’ideatore è stato Malk Eimertenbrink che, aiutato da un gruppo di docenti volontari,  ha creduto per primo nella possibilità di creare nuove prospettive per le persone che vivono in strada. «A molti dei senzatetto che incontriamo per le strade delle nostre città la carità non basta – ha affermato Eimertenbrink – spesso si tratta di persone che vogliono essere messe in discussione ed imparare. Non sono stupidi, hanno molto da offrire».
Le lezioni sono tenute generalmente da volontari e da ex senzatetto e sono di tutti i tipi, dalla cucina alle letture di filosofia, per passare alle lingue straniere, la storia, la matematica, il teatro, la chitarra e la pittura. I corsi sono pensati appositamente per risvegliare nelle persone la curiosità, la passione, l’interesse per qualcosa, fornendo gli strumenti per poter dare una svolta alla loro vita. Tra le storie più interessanti nate dall’esperimento tedesco c’è quella di Klaus: dopo 10 anni vissuti per strada oggi ha una casa, ha smesso di bere e ha iniziato a lavorare come guida turistica a Berlino.

 

VENTO

VENTO

Un progetto di coesione sociale nei panni di una dorsale cicloturistica, raccontato da Camilla Munno e Rossella Moscarelli (gruppo di ricerca VENTO - DAStU – Politecnico di Milano)
VENTO è il progetto di una dorsale cicloturistica che corre lungo il Po. Con i suoi 679 km è la più lunga in Italia. Ma VENTO non è soltanto un’infrastruttura ciclabile. VENTO è prima di tutto un progetto di territorio.

Henrique è brasiliano. Ingegnere, è in Italia da 25 anni. Ma non gli basta l’ingegneria. Lo incontriamo a San Benedetto Po, Mantova, durante VENTObiciTour, il grande tour che vuol far conoscere il progetto VENTO al popolo del Po (e non solo).

Henrique, non si sa come, ma è finito lì. E ci aspetta perchè nel tempo libero fa la guida turistica. Incredibile ma vero: lui che spiega la bellezza italiana agli italiani. Ci ha visto lungo Henrique perchè secondo lui, come secondo noi, il cicloturismo è una mossa giusta per il riscatto delle aree interne di questo Paese.

Il cicloturismo che VENTO propone e racconta da sette anni è un progetto di territorio che ha fatto della pista cicloturistica che sarà tra VENezia e TOrino, la dorsale di un riscatto sociale, economico e culturale possibili. Una cosa che Gabriele Pasqui chiamerebbe un fascio di azioni, strategie, orientamenti, eventi tra loro connessi e collocati in un campo denso di pratiche sociali e istituzionali (2005). Già perchè nel progetto VENTO c’è una biodiversità di azioni.

C’è ideazione, progettazione tecnica e accompagnamento da parte di una istituzione culturale quale è il Politecnico di Milano.

C’è l’abbraccio dal basso perchè in sette anni oltre 8000 cittadini del Po e non solo hanno aderito e hanno chiesto questo VENTO.

C’è l’interesse diffuso con oltre 200 associazioni che hanno scelto VENTO come progetto che le rappresenta.

C’è che è inclusivo perchè pensato per tutti e non per i già esperti.

Ci sono circa 100 amministrazioni pubbliche che hanno capito che quel filo leggero per turisti lungo 679 km, largo 2,5 metri, pavimentato, sugli argini maestri del Po, fatto di ponti e passerelle sarà la rivoluzione gentile che darà loro un inizio di futuro rianimando le loro attività, le loro economie, le loro bellezze, il loro artigianato.

Aree che si spopolano di ora in ora e a cui nessuno regala un progetto di riscatto di scala vasta, hanno visto in VENTO una possibilità. E a furia di resistere, a furia di scrivere, raccontare, incontrare e progettare (perchè le ciclabili non nascono per caso, ma richiedono abilità tecniche non seconde alle strade), oggi VENTO è entrato nell’agenda di Governo attraverso stanziamenti nelle leggi finanziarie 2016 e 2017. Un tavolo tecnico tra le regioni e il Politecnico di Milano ne lancerà l’intera progettazione entro il 2017. Tra un paio di anni si pedalerà in sicurezza per centinaia di km. L’impossibilità si è sciolta come la neve al sole della volontà collettiva e del progetto per tutti. Se non è un esempio di coesione sociale questo…e per di più a colpi di pedale e paesaggio.

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