Dialoghi e percorsi per promuovere una crescita equa e sostenibile

Incubatore Coeso

Per parlare di coesione sociale siamo partiti dalle storie, realizzando una mappatura di buone pratiche, progetti, realtà nati dal basso o dalle istituzioni che raccontano, a volte meglio dei numeri, cosa significa fare coesione sociale in Italia. Abbiamo provato a raccontarle, attraverso interviste, articoli, video e immagini. La sezione è in continuo aggiornamento.

L’ortoparco Santa Maria

L’ortoparco Santa Maria

La Permacultura nel rispetto della Terra, delle Persone e del Consumo Equo
L’orto condiviso realizzato a Reggio Emilia nel Parco Santa Maria, con il contributo del Comitato cittadini di via Roma, in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia.

L’orto condiviso realizzato a Reggio Emilia nel Parco Santa Maria, con il contributo del Comitato cittadini di via Roma, in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia (progetto QUArtiere Bene Comune), è un orto senza recinzioni fruibile da tutti i cittadini, ma gestito da un gruppo di volontari sensibili alla cura del bene comune del proprio quartiere, che cerca di valorizzare gli spazi comuni per metterli a disposizione di tutti, creando così un luogo di integrazione, scambio e socialità attorno la pratica dell’orto.

Il metodo di coltivazione utilizzato è la Permacultura che permette di progettare insediamenti agricoli simili agli ecosistemi naturali, e quindi in grado di mantenersi autonomamente e di rinnovarsi con un basso impiego di energia, nel rispetto della Terra, delle Persone e del Consumo Equo. “Integra invece di separare”, “usa e valorizza la diversità”, “reagisci ai cambiamenti ed usali in modo creativo” sono alcuni dei principi dell’agricoltura permanente che i cittadini di via Roma hanno cercato di mettere in pratica.

Nel suo primo anno di vita l’orto è diventato un punto di aggregazione e una fucina di idee e iniziative che hanno travalicato i confini dell’orticoltura.

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Riconoscersi. “Bibliotecando” al Carrozzone

Riconoscersi. “Bibliotecando” al Carrozzone

Incontrarsi e fare rete nel proprio quartiere
Rafforzare l'identità comunitaria in particolare nel quartiere Carrozzone, partendo dai bambini e dalle loro famiglie, per vivere il proprio quartiere in un modo più consapevole.

Il progetto è stato inaugurato tra gennaio e marzo 2017 a Reggio Emilia al centro sociale “Il Carrozzone”, nell’omonimo quartiere, in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia (progetto QUArtiere Bene Comune), coinvolgendo i cittadini come principali attori di progetti di cura, animazione e miglioramento della vivibilità degli spazi comuni.

L’obiettivo è quello di rafforzare l’identità comunitaria rendendo più fluidi i punti d’incontro, essendo “Il Carrozzone” al centro del quartiere e avendo frequentatori di tutte le età.
È un luogo dove promuovere lo sviluppo di una rete intergenerazionale solida, attraverso letture e narrazioni, attività educative, bookcrossing ed educazione ambientale per i bambini e le loro famiglie.

Insomma, non si parla solo di libri, ma di un modo più consapevole di vivere il quartiere.

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“Bookcrossing zone” al Parco delle Ginestre

“Bookcrossing zone” al Parco delle Ginestre

Un'occasione per fare cultura della socialità
Il bookcrossing è un movimento internazionale diffuso in più di 130 paesi, che fa incontrare i libri con le persone nei luoghi più disparati: dai vagoni ferroviari alle sale d’attesa degli studi medici.

Il bookcrossing è un movimento internazionale diffuso in più di 130 paesi, che fa incontrare i libri con le persone nei luoghi più disparati: dai vagoni ferroviari alle sale d’attesa degli studi medici.
 
Il progetto è stato inaugurato ad aprile del 2016 a Reggio Emilia al parco delle Ginestre di Rivalta, grazie al progetto QUArtiere Bene Comune, con la prima “Libreria Libera”. Subito dopo, e visto il successo dell’iniziativa, i cittadini hanno voluto estendere il Bookcrossing anche ai centri sociali e ad altri parchi della città. Sono sbucati degli scaffali pieni di libri in posti in cui prima non c’era niente. “L’idea è quella che ciascuno possa scambiare libri in modo libero e senza vincoli o termini di restituzione – afferma Bruna, una delle volontarie più attive del Bookcrossing Team di Rivalta – il progetto sta avendo molto successo: il parco è molto frequentato e ci sono sempre persone che sfogliano o leggono libri, che ne portano altri da condividere.”
Volete fare bookcrossing anche voi? Cercate tra i vostri libri quello che vorreste che fosse letto da tutti e portatelo in uno di questi luoghi, in cui si “legge coeso”.

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Una nuova Primavera

Una nuova Primavera

Nuove idee, attività e una nuova immagine per il centro sociale Primavera di Masone
Valorizzare gli spazi esterni e interni del centro sociale di Masone, creando una nuova immagine, più coerente e in sinergia con le attività già esistenti e con le nuove in procinto di attivarsi e che trasmetta il significato identitario di luogo di comunità aperto a tutti.

Il progetto, in collaborazione con il Comune di Reggio Emilia (progetto QUArtiere Bene Comune), mira ad accrescere e potenziare la valenza aggregativa del Centro Sociale Primavera come fulcro di una rete relazionale per la frazione di Masone e non solo, attraverso un progetto di comunicazione e promozione delle attività e del centro, che trasmetta il significato identitario di luogo di comunità aperto a tutti, assieme ad un progetto di allestimento e miglioria delle aree esterne dell’edificio.

L’obiettivo di Coopselios, cooperativa sociale che ha vinto il bando per fare del Centro Sociale di Masone un luogo di incontro aperto a tutti, è quello di ripensare il Centro Sociale Primavera in una prospettiva più giovane, sfruttando il  linguaggio dei ragazzi creando contenuti che siano sia educativi sia sociali per favorire l’aggregazione.
La prima attività svolta, nata da un’esigenza reale della comunità legata all’idea di dialogare con i cittadini più giovani, è stata quella di organizzare il primo atelier di videomaking, imparando a creare un video con l’utilizzo di fotografie, immagini, musica e parole.

Silenzio si gira: a Masone crescono i registi della coesione sociale.

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Housing First Italia

Housing First Italia

Dalla strada alla casa, il network italiano per l'housing first
Oggi i membri del Network sono 52. I progetti attivi sono 33 in 10 Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Calabria, Sicilia) e oltre 20 Comuni, e le persone inserite in casa sono 556, di cui 180 minori.

L’approccio Housing First si è sviluppato negli Usa dal 1992, quando Sam Tsemberis avviò a New York ‘Pathways to Housing’, un programma di contrasto alla homeless. Obiettivo del programma era “offrire un accesso in appartamenti indipendenti  a persone senza dimora con problemi di salute mentale o di disagio sociale”.

I risultati raggiunti negli Stati Uniti, in Canada e in diversi Paesi Europei, “hanno spinto la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora  ad avviare una sperimentazione anche in Italia, con la costituzione nel marzo 2014 della rete Network Housing First Italia”. A giugno del 2016, inoltre è stata avviata la campagna #HomelessZero “rivolta al mondo politico, dell’associazionismo, del lavoro, della salute, alla società civile e all’opinione pubblica per richiamare l’attenzione sulla questione”, sul sistema di welfare e sulle politiche di contrasto della marginalità.

Oggi i membri del Network sono 52 (Comuni, Cooperative sociali, Associazioni, Fondazioni ed Enti religiosi).
I progetti attivi sono 33 in 10 Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Calabria, Sicilia) e oltre 20 Comuni, e le persone attualmente inserite in casa sono 556, di cui 180 minori con le proprie famiglie.

Guarda il video della campagna #homelesszero

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