Dialoghi e percorsi per promuovere una crescita equa e sostenibile

Nessun Fuorigioco!

Nessun Fuorigioco!

Un nome, tre squadre, un percorso. Vince chi costruisce!

Nessun Fuorigioco è un progetto di coesione sociale “con il pallone tra i piedi”: si rivolge ai bambini e ai ragazzi che, vivono la condizione di marginalità o di difficoltà tipica di chi vive in situazioni difficili come i siti non autorizzati di Torino nord (che sono la maggior parte dei minori coinvolti), non possono godere appieno del diritto al gioco. Si occupa inoltre di dare sostegno alla genitorialità per accompagnare i genitori dei ragazzi e delle ragazze coinvolti in un percorso di cambiamento. “Non serve il Ronaldo di turno – spiega Timothy Donato, ex giocatore oggi allenatore e coordinatore del progetto – però si sta insieme e si prova a fare comunità, una squadra che sia tale anche fuori dal campo. Ce la si mette tutta per vincere, ma poi non è importante, non è il vero obiettivo. Per dire… durante una partita è successo che uno dei dei ragazzi in campo mi ha chiesto ‘ma da che parte devo segnare?’. Questo per dire che prima viene il gruppo, lo stare insieme, il divertirsi. Poi la squadra, la vittoria, i goal”. Oggi l’associazione Nessuno Fuorigioco conta tre squadre, quella dei giovanissimi, una under 20 e la squadra femminile, tutte e tre attive nei relativi campionati UISP. Col tempo è cresciuta la partecipazione. I primi a essere coinvolti nel progetto sono stati i ragazzi Rom dei campi non autorizzati zona Torino Nord. Oggi in campo scendono africani, italiani, moldavi, belgi. “Nessun Fuorigioco permette a questi ragazzi di avere un punto di riferimento: tra povertà, trasferimenti, migrazione, sgomberi l’Associazione è per loro un punto fermo dove si impara ad aiutarsi, a stare insieme, a condividere la fatica del campo e della vita (partita ben più dura). Perchè la squadra è aperta a tutti quelli che vogliono esserci, ma ce la devono mettere tutta: ai ragazzi che partecipano non si chiede prestanza atletica. Si chiedono cuore e testa. Di essere onesti su quello che vogliono, imparando a costruire insieme. Non è un percorso facile. Il razzismo e i pregiudizi sono una bestia subdola. Si nascondono anche dentro chi crede di non averci niente a che fare, o dentro quelli che sono a loro volta emarginati. Imparare a riconoscerlo, confrontarcisi a viso aperto è una sfida e una conquista. Soprattutto ora che l’associazione è sempre più aperta e sempre più ampia è la compagine degli associati e dei partecipanti – giocatori, tifosi, simpatizzanti -“. La costanza è uno degli elementi principali dell’Associazione: tutte le settimane, tutti i mesi, per tutto l’anno, con una partita o un’iniziativa l’importante è imparare a stare insieme, portare avanti un progetto. Ci si allena, si giocano partite. Non solo: Nessun Fuorigioco collabora con la Scuola Holden, con la quale è stato scritto un libro di storie, e organizza workshop con l’associazione Scout, per guardarsi negli occhi e capire meglio chi si ha di fronte. Se il gioco del calcio è un pretesto -bello, divertente, motivante- sapere contro quale porta calciare non è poi così importante. 

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