LA DEMOCRAZIA OLTRE LE DISUGUAGLIANZE

Dal 24 al 26 maggio 2018 a Reggio Emilia

La “grande invasione”? Percezioni sbagliate e dati veri sull’immigrazione

Social Cohesion Note n.2 - Febbraio 2018. A cura di Francesca Campomori, Università Ca’ Foscari di Venezia


Il numero degli immigrati in Italia sta aumentando in maniera incontrollata?

Non accade solo in riferimento al fenomeno dell’immigrazione, ma certamente questo tema è un potente collettore di percezioni sovrastimate di pericolo e di allarme. Il sondaggio Ipsos Perils of Perceptions nel 2015 ci informa che gli italiani in media ritengono che gli immigrati rappresentino il 26 per cento della popolazione, ovvero più di 15 milioni. I numeri reali invece si fermano a poco più di 5 milioni (circa il 9 per cento della popolazione totale), compresi gli 1,5 milioni di cittadini Ue (in larga parte provenienti dalla Romania). Si deve tenere anche presente che: a) dal 1986 i governi di ogni colore politico hanno promosso a suon di sanatorie (sette tra il 1986 e il 2012) la regolarizzazione di quasi 1,9 milioni di immigrati regolari; in larghissima parte si tratta di persone di cui il mercato del lavoro (informale) italiano stava già usufruendo e di cui pertanto verosimilmente possiamo dire che avesse bisogno; b) durante gli anni in cui la crisi ha manifestato i suoi effetti più drammatici in termini di perdita di posti di lavoro le quote di ingresso per lavoro, fissate annualmente dallo Stato, si sono praticamente azzerate. Come argomenta Ambrosini, (https://welforum.it/gli-scenari-dellimmigrazione-nel-2018/) l’economia incide sui numeri dell’immigrazione per lavoro.

 

L’Italia è diventata un “grande campo profughi”?
La cosiddetta crisi dei rifugiati (a partire soprattutto dal 2014) ha portato parte dell’opinione pubblica – complici spesso i media e le dichiarazioni sconsiderate di alcuni leader politici – a
drammatizzare ed esasperare la percezione sull’immigrazione, contribuendo a moltiplicare l’uso di metafore come quella dell’invasione. Le migrazioni forzate, quando cioè le persone sono costrette a spostarsi dai propri paesi, rappresentano senz’altro un fenomeno drammatico e dal 2014 – questo è vero – le coste italiane sono state punto di approdo di un numero di profughi certamente maggiore rispetto al passato. Affermare che l’Italia è invasa dai profughi è, però, tutt’altra cosa, ed è sostanzialmente falso: di fatto i rifugiati e richiedenti asilo rappresentano lo 0,4 per cento della popolazione italiana (e lo 0,6 per cento di quella dell’Unione Europea). Dall’estate del 2017, inoltre, gli sbarchi sono nettamente diminuiti (da 180.000 del 2016 a 119.000 del 2017) specie per effetto degli accordi con la Libia: accordi che – vale la pena ricordarlo – non garantiscono alcuna tutela dei diritti umani per le persone che vengono trattenute nei campi profughi libici.
Altra percezione – sbagliata diffusa – è che l’Unione Europea sia costretta ad accollarsi la grande maggioranza dei profughi. La realtà è invece che la Turchia da sola ospita quasi 2,8 milioni di rifugiati e richiedenti asilo, seguita dal Pakistan (1,5 milioni) e dal Libano (poco più di 1 milione). Le richieste di asilo nell’Unione Europa nel 2016 si sono attestate a 1,2 milioni, di cui 122.960 in Italia. Nel settembre 2017 le persone accolte nel sistema di accoglienza italiano erano 196.285 (dati del Ministero dell’Interno). Il dossier Statistico Immigrazione, utilizzando i dati di Eurostat e UNHCR, afferma che i rifugiati e richiedenti asilo presenti attualmente in Italia siano 247.291. Siamo il quarto paese Ue per numero di rifugiati e richiedenti asilo: ci precedono la Svezia (312.267), la Francia (367.317) e la Germania (1.256.828). La grande maggioranza dei profughi non si trova comunque nei paesi occidentali, ma nei paesi limitrofi a quelli da cui sono fuggiti.

 

L’immigrazione sta producendo un processo di “islamizzazione” dell’Italia?
Il tema dell’identità religiosa che va perdendosi a causa dell’immigrazione è un altro dei miti da sfatare, pur senza voler creare improprie semplificazioni rispetto all’integrazione sociale e culturale, processi senza dubbio delicati e complessi. Il sondaggio già menzionato Ipsos Perils of Perception fa emergere che in media gli italiani sovrastimano notevolmente la presenza di migranti di religione musulmana ritenendo che rappresentino il 20 per cento della popolazione, mentre in realtà sono appena il 3% (meno di un terzo della popolazione immigrata, in numeri assoluti circa 1,5-1,6 milioni). Più della metà degli immigrati in Italia (52 per cento) si professa di fede cristiana.

Tra poche settimane saremo chiamati a dichiarare chi vogliamo che ci rappresenti in Parlamento: è necessario che (tutte) le forze politiche siano capaci di un approccio (più) responsabile al tema immigrazione, andando oltre percezioni sbagliate e dati scorretti: una corretta conoscenza del fenomeno è il punto di partenza per la costruzione di un paese più inclusivo e coeso.

 

Per saperne di più:

Ambrosini M. (2017), Migrazioni, Egea Editore

Dossier Statistico Immigrazione 2017, http://www.dossierimmigrazione.it/

 

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