LA DEMOCRAZIA OLTRE LE DISUGUAGLIANZE

Dal 24 al 26 maggio 2018 a Reggio Emilia

Incubatore Coeso

Per parlare di coesione sociale siamo partiti dalle storie, realizzando una mappatura di buone pratiche, progetti, realtà nati dal basso o dalle istituzioni che raccontano, a volte meglio dei numeri, cosa significa fare coesione sociale in Italia. Abbiamo provato a raccontarle, attraverso interviste, articoli, video e immagini. La sezione è in continuo aggiornamento.

Casa Sebastiano

Casa Sebastiano

Una nuova visione dell'autismo
Casa Sebastiano è un centro residenziale e diurno per persone con Disturbi dello Spettro Autistico gestito dalla Cooperativa Sociale Autismo Trentino. Tutto è nato grazie al piccolo Sebastiano e alla sua passione per l’acqua. Un pomeriggio caldo, all’improvviso, è scomparso in un torrente ai piedi delle Dolomiti. Voleva giocare, non sapeva come. «Quel giorno – dice l’imprenditore trentino Giovanni Coletti…

Casa Sebastiano è un centro residenziale e diurno per persone con Disturbi dello Spettro Autistico gestito dalla Cooperativa Sociale Autismo Trentino.

Tutto è nato grazie al piccolo Sebastiano e alla sua passione per l’acqua. Un pomeriggio caldo, all’improvviso, è scomparso in un torrente ai piedi delle Dolomiti. Voleva giocare, non sapeva come. «Quel giorno – dice l’imprenditore trentino Giovanni Coletti – abbiamo capito che questa emergenza non poteva restare sepolta nelle case, ignorata dallo Stato». Casa Sebastiano è nata così, dall’idea di sei famiglie che hanno deciso di cambiare il mondo di chi non riesce a mettere in ordine le emozioni regalando un posto accogliente in cui non si cura una malattia, si sperimentano autonomie. Qui i ragazzi partecipano attivamente alla vita e alla gestione della casa; assistiti dallo staff, cucinano, apparecchiano e servono a tavola, coltivano l’orto, gestiscono la lavanderia.

Nel nostro Paese almeno un bambino ogni 150 è affetto da Autismo, gli adulti sono oltre 400 mila. I Disturbi dello Spettro Autistico coinvolgono la persona per tutto l’arco della vita, dall’infanzia all’età adulta. Casa Sebastiano si pone l’obiettivo di assistere la persona con Autismo, e la sua famiglia, fin dall’infanzia, accompagnandola nella realizzazione di un “progetto di vita” che ambisce all’istruzione e all’inserimento lavorativo.

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SfruttaZero: la passata di pomodoro anti caporalato

SfruttaZero: la passata di pomodoro anti caporalato

Sfrutta Zero, la salsa anti caporali
SfruttaZero è un progetto di autoproduzione di salsa di pomodoro, di tipo cooperativo e mutualistico, promosso da giovani precari e migranti; nasce a Bari nel 2014 dall’associazione Solidaria e dal 2015 viene coinvolta anche l’associazione Diritti a Sud. Il progetto è partito dall’idea di realizzare una filiera pulita del pomodoro, dalla semina alla trasformazione; il frutto finale sono bottiglie di…

SfruttaZero è un progetto di autoproduzione di salsa di pomodoro, di tipo cooperativo e mutualistico, promosso da giovani precari e migranti; nasce a Bari nel 2014 dall’associazione Solidaria e dal 2015 viene coinvolta anche l’associazione Diritti a Sud.

Il progetto è partito dall’idea di realizzare una filiera pulita del pomodoro, dalla semina alla trasformazione; il frutto finale sono bottiglie di passata di pomodoro di alta qualità, prodotta senza alcuna forma di sfruttamento del lavoro. In questo modo “l’oro rosso”, da simbolo di sopraffazione e caporalato in Puglia, è diventato simbolo di emancipazione, riscatto e speranza di un futuro diverso.

«Coltivare i campi senza sfruttamento è possibile e noi lo stiamo facendo», spiega Rosa Vaglio, portavoce di Diritti a Sud, che da tre anni partecipa alla gestione del progetto SfruttaZero. «Siamo partiti nell’estate del 2016, con una produzione di 2500 vasetti di salsa», racconta. «L’anno scorso siamo arrivati quasi a 20mila vasetti, tra il terreno coltivato a Nardò e quello di Bari, e quest’anno saranno ancora di più».

La salsa si vende soprattutto nei Gas (Gruppi di Acquisto Solidale), nelle fiere e nella rete di FuoriMercato. Gli ordini, oltre che dall’Italia, arrivano anche dalla Germania, dalla Francia e dall’Austria. Nel 2016 al progetto è stato assegnato il Premio Livatino per sostenere il forte impegno antimafia.

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Centro Internazionale del Libro Parlato “Adriano Sernagiotto”

Centro Internazionale del Libro Parlato “Adriano Sernagiotto”

La lettura, per tutti!
Il Centro Internazionale del Libro Parlato “Adriano Sernagiotto” nasce a Feltre nel 1983 con lo scopo di aiutare i non vedenti ad avvicinarsi alla lettura e allo studio. Il servizio offerto permette di scaricare gratuitamente degli audiolibri e fare assaporare così il piacere della lettura anche a chi, per qualsiasi motivo, non è in grado di leggere in maniera autonoma.…

Il Centro Internazionale del Libro Parlato “Adriano Sernagiotto” nasce a Feltre nel 1983 con lo scopo di aiutare i non vedenti ad avvicinarsi alla lettura e allo studio. Il servizio offerto permette di scaricare gratuitamente degli audiolibri e fare assaporare così il piacere della lettura anche a chi, per qualsiasi motivo, non è in grado di leggere in maniera autonoma. Al Centro si rivolgono principalmente non vedenti, ipovedenti, dislessici, distrofici, anziani, malati terminali e tutti coloro per i quali la lettura tradizionale è impossibile; così pure vari enti: scuole di ogni ordine e grado, biblioteche, case di riposo, A.S.L., amministrazioni comunali, istituti specializzati all’assistenza dei disabili, ecc.

Attualmente sono 11388 i titoli disponibili sul sito internet del Centro e grazie ad un filtro è possibile effettuare la ricerca per titolo, autore, lingua, o addirittura donatore di voce. I donatori sono circa 300, tutti volontari, e sparsi sul territorio nazionale.
Scopri quali sono i requisiti per diventare donatore di voce.

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Indovina chi viene a cena?

Indovina chi viene a cena?

Storie di viaggi, di terre, di persone che si raccontano a tavola
Il progetto nazionale, sostenuto da Fondazione CRT, è nato nel 2011 grazie all’incontro fra la Rete Italiana di Cultura Popolare, presieduta da Chiara Saraceno, sociologa e filosofa, e alcune famiglie migranti che hanno sentito il desiderio di aprire le proprie case all’incontro e alla condivisione offrendo una cena speciale pensata per coloro che avessero la curiosità d’immergersi totalmente in un’altra…

Il progetto nazionale, sostenuto da Fondazione CRT, è nato nel 2011 grazie all’incontro fra la Rete Italiana di Cultura Popolare, presieduta da Chiara Saraceno, sociologa e filosofa, e alcune famiglie migranti che hanno sentito il desiderio di aprire le proprie case all’incontro e alla condivisione offrendo una cena speciale pensata per coloro che avessero la curiosità d’immergersi totalmente in un’altra cultura. A tavola da subito è accaduto qualcosa di “magicamente” normale: si cominciava parlando di figli, di scuola, lavoro, di cinema e musica, e si finiva diventando amici e frequentandosi anche dopo.

Dal 2012 il progetto è diventato permanente, prevedendo una programmazione annuale e sviluppandosi in maniera diffusa in tutti quei territori aderenti alla Rete che scelgono di progettarlo. L’attività si concretizza in un percorso di cene all’interno delle case private dei nuovi cittadini, ma da quest’anno anche dei richiedenti asilo. Le famiglie aprono la propria casa per ospitare a cena un gruppo di persone interessate a conoscere la cultura, le tradizioni e la cucina del loro paese di origine.

A Reggio Emilia, città in cui il 16,4% degli abitanti sono immigrati, è stato il Centro Interculturale Mondinsieme con il Comune di Reggio Emilia, a credere fortemente nel progetto. Ivan Mario Cipressi, coordinatore di Mondinsieme, spiega: «Le regole sono poche e chiare: i nuclei familiari non decidono quale persona ospitare, mentre gli ospiti non decidono da quale famiglia andare a mangiare. Il centro organizza gli abbinamenti in modo tale che possano favorire l’incontro e la relazione tra persone portatrici di culture diverse». Le date delle prossime cene, al sabato, saranno: il 24 febbraio, il 24 marzo e il 28 aprile, sarà possibile partecipare contattando Mondinsieme entro tre giorni prima della cena.

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Officina delle Culture Gelsomina Verde

Officina delle Culture Gelsomina Verde

Da roccaforte della Camorra a luogo di coesione sociale
Originariamente era la sede dell’Istituto professionale Ipsia di Scampia, a Napoli. Tra il 2004 e il 2005 quando cominciò la feroce faida di Scampia, le iscrizioni alla scuola diminuirono vertiginosamente e l’Istituto fu costretto a chiudere. Fu allora che la camorra cominciò ad utilizzarlo prima come deposito di armi e poi come luogo per la vendita e il consumo di…

Originariamente era la sede dell’Istituto professionale Ipsia di Scampia, a Napoli. Tra il 2004 e il 2005 quando cominciò la feroce faida di Scampia, le iscrizioni alla scuola diminuirono vertiginosamente e l’Istituto fu costretto a chiudere. Fu allora che la camorra cominciò ad utilizzarlo prima come deposito di armi e poi come luogo per la vendita e il consumo di eroina.

Dal 2012, anno in cui Ciro Corona, presidente dell’associazione (R)esistenza anticamorra, riuscì ad ottenere l’affidamento della scuola le cose cominciarono finalmente a cambiare.

Solo nel 2015, dopo circa 3 anni di lavoro e grazie alla collaborazione di 2500 volontari, la scuola è stata bonificata diventando l’Officina delle Culture Gelsomina Verde: il polo di riferimento per la realizzazione di progetti e attività al servizio della rinascita di luoghi e persone.

Anche la scelta del nome non è stata lasciata al caso, Gelsomina Verde è infatti una giovane vittima innocente della camorra, torturata e uccisa a 22 anni il 21 novembre 2004.

Oggi all’interno dell’Officina sono state avviate diverse attività: doposcuola, corsi di salute per le donne, di fitness, di musica e di incisione. In collaborazione con il Dipartimento della Giustizia è nato un polo artigianale per i detenuti. Qui hanno la possibilità di recuperare o imparare il mestiere di falegname costruendo arredamenti per il Centro. Ed è grazie al lavoro dei detenuti se sono appena state inaugurate una biblioteca, che presto verrà inserita nel circuito delle biblioteche pubbliche, e una sala di lettura attrezzata. All’interno dell’Officina è presente anche una comunità alloggio di recupero per giovani migranti.

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