IL PRIMO FESTIVAL BIENNALE SULLA COESIONE SOCIALE

Incubatore Coeso

Per parlare di coesione sociale siamo partiti dalle storie, realizzando una mappatura di buone pratiche, progetti, realtà nati dal basso o dalle istituzioni che raccontano, a volte meglio dei numeri, cosa significa fare coesione sociale in Italia. Abbiamo provato a raccontarle, attraverso interviste, articoli, video e immagini. La sezione è in continuo aggiornamento.

Cauto

Cauto

A salvare il pianeta si parte dalla dispensa
É un gruppo di giovani che nel lontano 1991 dà vita all’Associazione Cauto che a Brescia, in prima istanza, si occupa del recupero di alimenti dall’ortomercato per la redistribuzione a scopo sociale. L’associazione diventa nel tempo cooperativa sociale e cresce, occupandosi di creare percorsi lavorativi e formativi in situazioni di marginalità sociale, concentrandosi in particolare su temi e attività di carattere…

É un gruppo di giovani che nel lontano 1991 dà vita all’Associazione Cauto che a Brescia, in prima istanza, si occupa del recupero di alimenti dall’ortomercato per la redistribuzione a scopo sociale. L’associazione diventa nel tempo cooperativa sociale e cresce, occupandosi di creare percorsi lavorativi e formativi in situazioni di marginalità sociale, concentrandosi in particolare su temi e attività di carattere ambientale e specializzandosi sempre di più nelle attività di recupero e valorizzazione dei rifiuti, dall’edilizia alle attrezzature sanitarie. Son passati vent’anni e Cauto è diventata una rete che accomuna cinque cooperative sociali e che hanno saputo riunire in un unico modello lavorativo la cura e il sostegno alla persona e la capacità imprenditoriale. La rete mette in primo piano le persone e la comunità in cui vivono, ma è anche diventata un’attività con tanta esperienza, capacità e professionalità, in grado di trasformare un riscatto professionale in una opportunità ambientale. Ancora attiva la dispensa sociale, che ogni settimana distribuisce 3000 porzioni di cibo a persone e associazioni. Ma la parte del leone la fanno i rifiuti, che per privati e enti pubblici vengono raccolti, gestiti e trattati, e anche riutilizzati quando possibile. 

Catacombe di Napoli

Catacombe di Napoli

Tra contrasti e risorse: un futuro di turismo, storia e cultura
  Nata nel 2006 la cooperativa La Paranza si occupa del quartiere Sanità di Napoli, luogo di in cui è nata e in cui si trovano incredibili risorse e grandi disuguaglianze di carattere sociale e culturale. Ma le difficoltà di partenza non spaventano, e sono anzi una motivazione in più per fare qualcosa di importante per la propria gente partendo da…

 

Nata nel 2006 la cooperativa La Paranza si occupa del quartiere Sanità di Napoli, luogo di in cui è nata e in cui si trovano incredibili risorse e grandi disuguaglianze di carattere sociale e culturale. Ma le difficoltà di partenza non spaventano, e sono anzi una motivazione in più per fare qualcosa di importante per la propria gente partendo da qui. E così si comincia con la gestione delle Catacombe di San Gaudioso e nel 2008 arrivano anche le Catacombe di San Gennaro. Un gruppo di esperti porta avanti con competenza le attività di archeologi, restauratori e storici dell’arte, garantendo da una parte il mantenimento dei luoghi e la loro accessibilità ad un pubblico sempre più ampio. Circa 50 sono i posti di lavoro creati, per le guide ma anche per i laboratori e i professionisti che hanno partecipato all’indotto del progetto. Vengono infatti fatte lavorare le imprese del territorio, si collabora insieme alle istituzioni per rendere accessibili questi luoghi con rampe e percorsi tattili. Ad oggi ci si occupa anche di ospitalità, con le strutture di accoglienza nate recuperando e valorizzando edifici conventuali. Oltre 68 mila persone hanno visitato le catacombe e oltre 10 mila metri quadrati di patrimonio sono stati recuperati alla visita e all’utilizzo turistico. E anche il sito internet realizzato è moderno e funzionale perché in una città come Napoli è importante intercettare i turisti stranieri! La rinascita è partita dalla Basilica di Santa Maria della Sanità. Per volere della comunità intorno ad essa raccolta la bellezza è diventato uno strumento di consapevolezza, recupero e occupazione. E già esistono nuovi progetti, nuove catacombe da scoprire, nuove visioni da sostenere!

 

Cartiera Pirinoli: da dipendenti a proprietari

Cartiera Pirinoli: da dipendenti a proprietari

La storia di un'azienda salvata dal coraggio dei dipendenti
Era il 2012 quando la Cartiera Pirinoli – Pkarton a Roccavione, in provincia di Cuneo, è fallita. I dipendenti, utilizzando le indennità di mobilità, se la sono ricomprata. In linguaggio tecnico si dice “Workers buy out”, ma in pratica significa avere il coraggio, lo spirito d’iniziativa e la credibilità per riprendere in mano le redini di una azienda storica con il…

Era il 2012 quando la Cartiera Pirinoli – Pkarton a Roccavione, in provincia di Cuneo, è fallita. I dipendenti, utilizzando le indennità di mobilità, se la sono ricomprata. In linguaggio tecnico si dice “Workers buy out”, ma in pratica significa avere il coraggio, lo spirito d’iniziativa e la credibilità per riprendere in mano le redini di una azienda storica con il preciso intento di farla rifiorire. Cinque, tra ex dirigenti e sindacalisti, hanno messo insieme ex dipendenti e hanno deciso di portare avanti la storia ultracentenaria dell’azienda tornando alle origini: la forma cooperativa. Nel 2015, vinta l’asta, ci si mettono anche Regione, Provincia e Comune a sostenere questi neo-imprenditori, che con il supporto di Legacoop hanno preso in mano le redini dell’attività per farla diventare un’azienda di famiglia. Una grande famiglia! Settanta soci, tutti presi tra i 155 dipendenti dell’azienda fallita sotto la precedente società, ma che, tutti credono, ha i margini per rinascere. Hanno sborsato 1,8 milioni e accettato una riduzione del 20% dello stipendio. Il 2015 l’azienda l’ha chiuso con 6 milioni di euro di fatturato. Un passo sudato, ma che promette bene!

Buon lavoro – la fabbrica per la città

Buon lavoro – la fabbrica per la città

Metti una grande azienda che ama la sua comunità
Alessi, l’azienda made in Italy di design, non ha bisogno di presentazioni. In tempo di crisi, a fronte di un calo di produzione anziché richiedere la cassa integrazione, da giugno a novembre 2013, lo storico marchio ha deciso di prestare i suoi lavoratori alla comunità e partecipare attivamente al benessere della sua città attivando il progetto “Buon lavoro – la…

Alessi, l’azienda made in Italy di design, non ha bisogno di presentazioni. In tempo di crisi, a fronte di un calo di produzione anziché richiedere la cassa integrazione, da giugno a novembre 2013, lo storico marchio ha deciso di prestare i suoi lavoratori alla comunità e partecipare attivamente al benessere della sua città attivando il progetto “Buon lavoro – la fabbrica per la città”. Trecento lavoratori dell’azienda di Omegna (VB) hanno quindi dedicato da 1 a 8 giornate di lavoro normalmente retribuito per lavori utili al decoro e al benessere della comunità, dal tinteggio, alle pulizie stradali, finanche alla creazione di un laboratorio per utenti disabili all’interno dell’azienda, allestito con l’aiuto dei volontari. Operai e dirigenti hanno prestato circa 9000 ore di servizio e l’azienda intera si è mossa, con tutto il contesto di partner e collaboratori, per reperire le competenze e attrezzature necessarie alle attività: Acque Minerali Bognanco, già partner di Alessi per il progetto “AdiAcqua”, che ha dissetato i volontari nel corso delle attività; CIPIR, che ha donato le vernici per la ritinteggiatura della scuola; l’architetto Claudia Raimondo e Michele Capris, storici fornitori di Alessi, che hanno prestato gratuitamente la propria consulenza per il progetto, l’Alessi Club, che ha offerto il rinfresco dell’evento di lancio e infine la Fondazione Comunitaria del VCO che ha contribuito ai costi vivi dell’attività.

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Benvenuti rifugiati

Benvenuti rifugiati

Accoglienza per i richiedenti asilo
Le condizioni di vita delle persone che richiedono asilo in un paese straniero, fuggendo da guerra e persecuzioni, è spesso drammatica e provvisoria, anche quando, ricevuti i documenti e usciti dai percorsi di accoglienza predisposti dallo Stato italiano, ci si trova a dover ricominciare da capo e da soli un progetto di vita. Partecipare attivamente per contribuire al miglioramento delle…

Le condizioni di vita delle persone che richiedono asilo in un paese straniero, fuggendo da guerra e persecuzioni, è spesso drammatica e provvisoria, anche quando, ricevuti i documenti e usciti dai percorsi di accoglienza predisposti dallo Stato italiano, ci si trova a dover ricominciare da capo e da soli un progetto di vita. Partecipare attivamente per contribuire al miglioramento delle loro condizioni di vita si può, ed è relativamente semplice. Con REFUGEES WELCOME – Benvenuti rifugiati è possibile accogliere come coinquilino un rifugiato. L’ospitante può essere aiutato a sostenere le spese attraverso progetti di micro crowdfunding e attraverso finanziamenti pubblici specifici e intanto i rifugiati saranno aiutati ad inserirsi in una realtà più umana fatta di relazioni, attività, scambi, in una convivenza alla pari rispettosa delle vicendevoli dignità personali. Comunità, insomma. In cui il rapporto economico viene gestito affinché chi offre ospitalità non debba farsi carico completamente del mantenimento di una persona, ma che, certo, si fa carico del suo coinvolgimento in una dimensione comunitaria e relazionale. L’accoglienza si sviluppa in varie dimensioni: può essere in seno alla famiglia o alle proprie conoscenze e, per il semplice fatto di dare stabilità -anche solo in senso fisico – al rifugiato, ne facilita le ricerche primarie: inserimento, lavoro, amicizie. Il Network internazionale REFUGEES WELCOME è nato a Berlino nel 2014 e, l’anno successiva è arrivata in Italia, per diffondere l’accoglienza in famiglia dei richiedenti asilo.

 

 

https://www.facebook.com/refugeeswelcomeitalia/

 

 

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