Social Cohesion Days, II edizione

26 - 27 - 28 maggio 2016, Reggio Emilia

Storie di Coesione

Per parlare di coesione sociale siamo partiti dalle storie, realizzando una mappatura di buone pratiche, progetti, realtà nati dal basso o dalle istituzioni che raccontano, a volte meglio dei numeri, cosa significa fare coesione sociale in Italia. Abbiamo provato a raccontarle, attraverso interviste, articoli, video e immagini. La sezione è in continuo aggiornamento.

ForIMM

ForIMM

Dignità, lavoro, territorialità
La Sardegna è stata per lungo tempo terra di emigrazione mentre oggi, come tutta la penisola, si trova a doversi confrontare con il fenomeno inverso. Per far fronte a questa nuova condizione è da pochissimo iniziato il progetto forIMM Formazione Impresa Immigrati che intende analizzare e rafforzare il ruolo delle organizzazioni di immigrati sul territorio per sostenere progetti di inserimento lavorativo…

La Sardegna è stata per lungo tempo terra di emigrazione mentre oggi, come tutta la penisola, si trova a doversi confrontare con il fenomeno inverso. Per far fronte a questa nuova condizione è da pochissimo iniziato il progetto forIMM Formazione Impresa Immigrati che intende analizzare e rafforzare il ruolo delle organizzazioni di immigrati sul territorio per sostenere progetti di inserimento lavorativo e promozione dell’imprenditorialità. Il progetto “Collaborazione tra associazioni che promuovono l’integrazione attraverso l’imprenditoria in Sardegna”, ribattezzato forIMM, è realizzato con il sostegno di Fondazione CON IL SUD nell’ambito dell’“Iniziativa Immigrazione 2014” ed è coordinato dalla ong CISV in cooperazione con la Regione Autonoma della Sardegna, l’Università degli Studi di Cagliari, la Confartigianato Imprese SUD Sardegna, e le associazioni ALPO onlus, Foududia, Singh Sabha e Quisqueya. Nel mese di aprile 2016 si sono svolti i primi incontri, durante i quali sono stati presentati alcuni esempi di imprenditorialità di cittadini immigrati con le relative sfide, difficoltà e successi. Un percorso che è solo all’inizio ma che conta di accompagnare i cittadini immigrati l’avvio ed al consolidamento d’impresa attraverso percorsi formativi specifici. Si coinvolgeranno 15 migranti per una formazione sulle tecniche sartoriali, saranno sostenute 9 micro imprese e realizzati 10 stage in collaborazione con gli imprenditori sardi.  Una scommessa sul futuro della regione tutto da costruire, partendo dal territorio e dal rafforzamento delle reti grazie alla collaborazione tra enti pubblici e privati, organizzazioni del terzo settore e imprese fino ad arrivare a tutti i cittadini, vecchi e nuovi.

Il sogno di Tommi

Il sogno di Tommi

Una cura per l’anima
L’ospedalizzazione è un’esperienza traumatica, specialmente se a viverla sono bambini e ragazzi. Quando il percorso riabilitativo appare lungo e difficile tanto più diventa necessario creare un ambiente che aiuti e sostenga il cuore e la testa del giovane degente. A questo scopo nasce a Genova Il sogno di Tommi, associazione dal 2012 ma già attiva dal 2008 per volontà di…

L’ospedalizzazione è un’esperienza traumatica, specialmente se a viverla sono bambini e ragazzi. Quando il percorso riabilitativo appare lungo e difficile tanto più diventa necessario creare un ambiente che aiuti e sostenga il cuore e la testa del giovane degente. A questo scopo nasce a Genova Il sogno di Tommi, associazione dal 2012 ma già attiva dal 2008 per volontà di una mamma e di un papà desiderosi di trasformare il loro dolore in qualcosa di utile per tutti. Con la collaborazione delle associazioni A.Ge. Genova Genitori, A.B.E.O. Liguria e Cilla, i contributi dei sostenitori – tra cui la Chiesa Valdese attraverso l’8permille – e l’appoggio dei volontari e amici, il Sogno di Tommi è cresciuta nel tempo, portando sostegno psicologico e operativo alle famiglie con bambini e ragazzi ospedalizzati o in cura presso la propria abitazione. Il progetto porta, in ospedale come a casa, laboratori divertenti ed educativi per bambini e ragazzi, pensati e proposti per età diverse ma dedicati ai degenti di ematologia, oncologia e trapianto. Allo stesso tempo Il sogno di Tommi mette a disposizione un servizio di accoglienza e accompagnamento da e per l’Istituto Gaslini di Genova per i famigliari provenienti da fuori città. Un modo per stare vicino ai bambini e alle famiglie donando un po’ di forza in più per la loro battaglia.

Nessun Fuorigioco!

Nessun Fuorigioco!

Un nome, tre squadre, un percorso. Vince chi costruisce!
Nessun Fuorigioco è un progetto di coesione sociale “con il pallone tra i piedi”: si rivolge ai bambini e ai ragazzi che, vivono la condizione di marginalità o di difficoltà tipica di chi vive in situazioni difficili come i siti non autorizzati di Torino nord (che sono la maggior parte dei minori coinvolti), non possono godere appieno del diritto al…

Nessun Fuorigioco è un progetto di coesione sociale “con il pallone tra i piedi”: si rivolge ai bambini e ai ragazzi che, vivono la condizione di marginalità o di difficoltà tipica di chi vive in situazioni difficili come i siti non autorizzati di Torino nord (che sono la maggior parte dei minori coinvolti), non possono godere appieno del diritto al gioco. Si occupa inoltre di dare sostegno alla genitorialità per accompagnare i genitori dei ragazzi e delle ragazze coinvolti in un percorso di cambiamento. “Non serve il Ronaldo di turno – spiega Timothy Donato, ex giocatore oggi allenatore e coordinatore del progetto – però si sta insieme e si prova a fare comunità, una squadra che sia tale anche fuori dal campo. Ce la si mette tutta per vincere, ma poi non è importante, non è il vero obiettivo. Per dire… durante una partita è successo che uno dei dei ragazzi in campo mi ha chiesto ‘ma da che parte devo segnare?’. Questo per dire che prima viene il gruppo, lo stare insieme, il divertirsi. Poi la squadra, la vittoria, i goal”. Oggi l’associazione Nessuno Fuorigioco conta tre squadre, quella dei giovanissimi, una under 20 e la squadra femminile, tutte e tre attive nei relativi campionati UISP. Col tempo è cresciuta la partecipazione. I primi a essere coinvolti nel progetto sono stati i ragazzi Rom dei campi non autorizzati zona Torino Nord. Oggi in campo scendono africani, italiani, moldavi, belgi. “Nessun Fuorigioco permette a questi ragazzi di avere un punto di riferimento: tra povertà, trasferimenti, migrazione, sgomberi l’Associazione è per loro un punto fermo dove si impara ad aiutarsi, a stare insieme, a condividere la fatica del campo e della vita (partita ben più dura). Perchè la squadra è aperta a tutti quelli che vogliono esserci, ma ce la devono mettere tutta: ai ragazzi che partecipano non si chiede prestanza atletica. Si chiedono cuore e testa. Di essere onesti su quello che vogliono, imparando a costruire insieme. Non è un percorso facile. Il razzismo e i pregiudizi sono una bestia subdola. Si nascondono anche dentro chi crede di non averci niente a che fare, o dentro quelli che sono a loro volta emarginati. Imparare a riconoscerlo, confrontarcisi a viso aperto è una sfida e una conquista. Soprattutto ora che l’associazione è sempre più aperta e sempre più ampia è la compagine degli associati e dei partecipanti – giocatori, tifosi, simpatizzanti -“. La costanza è uno degli elementi principali dell’Associazione: tutte le settimane, tutti i mesi, per tutto l’anno, con una partita o un’iniziativa l’importante è imparare a stare insieme, portare avanti un progetto. Ci si allena, si giocano partite. Non solo: Nessun Fuorigioco collabora con la Scuola Holden, con la quale è stato scritto un libro di storie, e organizza workshop con l’associazione Scout, per guardarsi negli occhi e capire meglio chi si ha di fronte. Se il gioco del calcio è un pretesto -bello, divertente, motivante- sapere contro quale porta calciare non è poi così importante. 

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Comunità ospitali

Comunità ospitali

Il welfare si fa anche col turismo
Quando la visita non è più solo a un luogo ma ad una comunità intera, alle famiglie, agli usi e alle tradizioni di un territorio e di un paese, allora si è in una comunità ospitale. Il progetto nasce dall’Associazione Borghi Autentici d’Italia e punta, attraverso una costante riqualificazione dei paesi e veicolando nuove modalità di turismo responsabile e partecipe,…

Quando la visita non è più solo a un luogo ma ad una comunità intera, alle famiglie, agli usi e alle tradizioni di un territorio e di un paese, allora si è in una comunità ospitale. Il progetto nasce dall’Associazione Borghi Autentici d’Italia e punta, attraverso una costante riqualificazione dei paesi e veicolando nuove modalità di turismo responsabile e partecipe, al rilancio turistico di intere comunità. In una Comunità ospitante si diventa cittadini – seppure temporaneamente – pienamente partecipi di usi e costumi autentici, godendo di servizi basati sui criteri di qualità, sobrietà, sostenibilità e con costi equi, incentivando le imprese locali. Se questo garantisce un’esperienza unica per l’ospite consente anche, d’altra parte, alle comunità locali e in particolar modo alle imprese, una crescita sociale ed economica sostenibile, in cambio di una maggiore organizzazione e coordinamento comunicativo. La cooperazione tra territorio, enti locali e turisti rende possibile concorrenzialità e sviluppo.

La casa alla Vela

La casa alla Vela

Co-housing inter generazionale: tra benessere e socialità
Un progetto di co-housing che mette insieme studenti e persone anziane. I primi in cerca di una casa, i secondi di relazione e scambi, dove non di cure. Da questa ricetta nasce il progetto Casa alla Vela, che dal 2014 affianca, in appartamenti distinti ma con spazi comuni, il vivere di studenti e “diversamente giovani”. La casa accoglie cinque signore, parzialmente…

Un progetto di co-housing che mette insieme studenti e persone anziane. I primi in cerca di una casa, i secondi di relazione e scambi, dove non di cure. Da questa ricetta nasce il progetto Casa alla Vela, che dal 2014 affianca, in appartamenti distinti ma con spazi comuni, il vivere di studenti e “diversamente giovani”. La casa accoglie cinque signore, parzialmente autonome, e sei studenti dell’Università di Trento. Gli studenti, in un appartamento separato, possono contribuire – parte in forma retribuita e parte come volontariato – ad attività di servizio e compagnia per le signore mentre queste, dotate di camere private, condividono gli spazi comuni e l’assistenza familiare per le incombenze. La Casa della Vela permette a tutti di razionalizzare i costi e, in particolare per le signore della casa, di vivere con maggiore sicurezza e tranquillità la quotidianità, seguite nelle attività giornaliere (preparazione pasti, riordino della casa e igiene personale, quando necessario), al riparo dal pericolo di incidenti domestici e stimolate a nuove relazioni e scambi. Il progetto, ideato e realizzato dalla Cooperativa sociale SAD che si occupa di servizi assistenziali (privati e in convenzione) vuole essere un modello di co-abitazione che permetta nuove modalità di autonomia laddove, per esempio, la famiglia non possa farsi carico di un’assistente famigliare personalizzata o comunque  voglia scegliere un luogo dove si possa trovare occasione di relazione generazionale e intergenerazionale . Il valore aggiunto sta anche nella maggiore socialità, stimolata in alcuni momenti da famigliari, da persone abitanti la frazione La Vela e da volontari, impegnati periodicamente in attività ricreative. Senza contare poi il fattore sicurezza, valevole sia per gli studenti sia per gli abitanti più anziani.

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